Vale €433,3 miliardi e rappresenta quasi il 10% dell’economia nazionale. La Bioeconomia italiana si conferma tra le più sviluppate d’Europa, grazie alla forza dell’agroalimentare, alla capacità innovativa delle imprese e a filiere produttive che contribuiscono a rafforzare sostenibilità, sicurezza economica e autonomia strategica.
È quanto emerge dal 12° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, presentato oggi, martedì 16 maggio a Roma, ospiti della Presidenza del Consiglio e realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING, con il contributo di SRM, Intesa Sanpaolo Innovation Center e Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
Il Rapporto è arrivato alla sua dodicesima edizione, confermandosi un punto di riferimento per gli operatori e i policy maker, fornendo una quantificazione del complesso insieme di settori che utilizzano materie prime di origine biologica rinnovabile, sempre più cruciali dal punto di vista della sostenibilità ma anche dell’autonomia strategica dell’Europa.
Il documento presenta l’aggiornamento al 2025 delle stime sul valore della produzione e sull’occupazione della Bioeconomia nei principali paesi dell’UE27 e in Italia, con un aggiornamento delle stime sulle regioni italiane e sulle start-up innovative specializzate nell’utilizzo sostenibile di risorse biologiche.
Il rapporto contiene, inoltre, un approfondimento sulla filiera delle risorse forestali, uno dei pilastri della bioeconomia in Europa e in Italia, con una specifica attenzione verso gli aspetti di competitività, sostenibilità e circolarità.

l peso della Bioeconomia in Italia
L’Italia occupa una posizione di primo piano nel panorama europeo. Con un valore della produzione pari a €433,3 miliardi, si colloca tra le principali economie del settore, distinguendosi per un’incidenza sull’economia complessiva superiore alla media europea. La crescita registrata nel 2025 è stata sostenuta soprattutto dalla competitività della filiera agroalimentare sui mercati internazionali.
I principali indicatori mostrano una realtà ormai centrale per l’economia italiana:
- €433,3 miliardi il valore della produzione nel 2025
- oltre 2 milioni di occupati, pari al 7,6% dell’occupazione complessiva
- quasi il 10% del totale delle attività economiche nazionali
- 707 start-up innovative, pari al 6,2% del totale italiano.
La filiera del legno tra competitività ed economia circolare
Tra gli approfondimenti del Rapporto spicca quello dedicato alla filiera del legno, uno dei comparti più rappresentativi della transizione verso modelli produttivi sostenibili. Nell’UE27 la superficie forestale è cresciuta dell’11% tra il 1990 e il 2025, mentre l’Italia si distingue con un incremento del 24%, accompagnato da una crescita dell’occupazione nella silvicoltura del 56,9% tra il 2000 e il 2023.
Il nostro Paese mantiene inoltre una posizione di leadership nella produzione di mobili, grazie alla competitività dei distretti industriali e alla capacità di presidiare le fasce più alte del mercato internazionale. Parallelamente, la diffusione di pratiche di recupero e riciclo conferma il ruolo del settore come laboratorio avanzato di economia circolare. Per gli imballaggi in legno, l’Italia raggiunge un tasso di riciclo del 64,9%, tra i più elevati in Europa.