Bioeconomia, l’Europa accelera: più investimenti e regole chiare per non perdere la sfida globale

Il settore europeo della bioeconomia chiede all’UE un’accelerazione su investimenti e regole chiare per sostenere la crescita industriale e portare sul mercato prodotti competitivi. È quanto emerso dal Forum degli stakeholder della Circular Bio-based Europe Joint Undertaking (CBU JU) del 24 marzo.

La bioeconomia comprende prodotti ottenuti da risorse biologiche – dagli scarti agricoli alle alghe – già presenti sul mercato e con ricadute in termini di occupazione e investimenti. Tuttavia, secondo gli operatori, manca ancora un quadro normativo definito e un piano d’azione europeo, con il rischio che le tecnologie sviluppate in Europa vengano industrializzate altrove, dove i costi sono più bassi.

In un contesto geopolitico complesso, il settore sottolinea l’opportunità di ridurre la dipendenza energetica valorizzando biomasse e scarti locali, ma evidenzia un gap nella fase di industrializzazione. Da qui la necessità di rafforzare la cooperazione tra Paesi UE e superare la frammentazione.

A margine dell’iniziativa di Bruxelles, durante un’intervista con Eunews, Mario Bonaccorso, direttore del Cluster Spring, ha fatto il punto sullo stato del settore, sottolineando come la bioeconomia sia già una realtà concreta: “Parliamo di investimenti, impianti, posti di lavoro e prodotti già presenti sul mercato”. Un comparto che spazia dalle bioplastiche ai cosmetici biologici, fino a materiali innovativi ottenuti da scarti agricoli.

Bonaccorso ha sottolineato inoltre la necessità di rafforzare la dimensione europea del settore: “Per essere competitivi dobbiamo superare la frammentazione dei 27 Paesi e lavorare con una visione comune”. In questa direzione si inserisce l’European Bioeconomy Clusters Alliance (EBCA), che riunisce oggi oltre 20 cluster.

I dati confermano il peso del comparto: in Europa la bioeconomia vale circa 3.000 miliardi di euro e impiega 17 milioni di persone. L’Italia è terza per valore della produzione (430 miliardi) e occupati (2 milioni), con una posizione di leadership nelle bioplastiche compostabili e nella gestione del rifiuto organico.

Infine, gli investimenti della CBU JU – partnership pubblico-privata da 2 miliardi di euro – hanno sostenuto numerosi progetti innovativi, contribuendo al lancio di oltre 100 nuovi prodotti bioeconomici e più di 250 materiali avanzati nell’ultimo decennio.

L’Italia è tra i principali beneficiari degli investimenti nella bioeconomia della CBU JU, con oltre 157 milioni di euro ricevuti dal 2014 per 142 progetti. Tra questi, spicca TERRIFIC, di cui Spring è partner, che valorizza i residui dell’agroindustria per sviluppare soluzioni di imballaggio sostenibili.